La demenza nella terza età è prevenibile

La commissione medica Lancet ha evidenziato i comportamenti da adottare per ridurre il rischio della demenza in età avanzata.

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La demenza causa perdita della memoria, difficoltà di espressione, isolamento, cambiamenti di umore, agitazione, paranoie

In un articolo pubblicato il luglio scorso su Lancet, una commissione di psichiatri e ricercatori ha fatto il punto sulla demenza per delinearne i fattori di rischio e i metodi più efficaci per prevenirla e trattarla.

La demenza colpisce nel mondo quasi 50 milioni di persone (47 milioni stimati nel 2015), un numero in continua crescita che gli esperti calcolano triplicherà per il 2050 se non si interviene con misure preventive. L’aumento dei casi è legato all’aumento della longevità, perché la demenza può cominciare a manifestarsi a partire dai 65 anni.

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Nel 2015 almeno 47 milioni di persone nel mondo erano affette da demenza, un dato destinato ad aumentare se non si adottano misure di prevenzione

Il punto chiave evidenziato dagli esperti è che la demenza può essere prevenuta, non è cioè una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento.

La prevenzione va fatta riducendo i fattori di rischio durante tutta la vita.

Che cos’è la demenza?

Esistono tipi diversi di demenza che derivano da cause fisiche diverse e hanno caratteristiche biologiche distinte. Le forme più comuni sono: il morbo di Alzheimer, la demenza vascolare, la demenza “a corpi di Lewy”, la demenza a caratteri misti (con aspetti tipici di forme diverse della malattia), la demenza associata a traumi cerebrali, infezioni, abuso di alcool.

I sintomi generali della malattia Continue reading “La demenza nella terza età è prevenibile”

Stimolazione cerebrale profonda: una nuova tecnica non invasiva per curare disturbi nervosi e psichici

Una nuova tecnica permette di stimolare precise zone all’interno del cervello attraverso l’applicazione di correnti elettriche sulla superficie della testa, senza il bisogno di introdurre elettrodi nel cervello. Le sue potenziali applicazioni terapeutiche includono il trattamento di disturbi nervosi di tipo motorio come il morbo di Parkinson, e psichico, dalla depressione ai disturbi bipolari.

Neurone
Un neurone: l’assone (axon) trasmette l’impulso elettrico ad altre cellule; i dendriti ricevono impulsi da altri neuroni. Immagine modificata da Wikimedia Commons, Blausen.com staff.

Disturbi dell’attività elettrica del cervello sono alla base di vari disordini di tipo sia motorio sia affettivo. Tra i primi vi sono per esempio il morbo di Parkinson, la distonia (caratterizzata da contrazioni muscolari involontarie), i tremori; tra i disordini affettivi vi sono la depressione, i disturbi bipolari, i disordini ossessivo-compulsivi.

Questi disturbi sono in genere trattati con farmaci che modulano l’attività elettrica del cervello per mezzo di uno stimolo chimico (appunto la molecola del farmaco che agisce sulle cellule cerebrali); purtroppo, come sempre, i farmaci producono anche effetti secondari indesiderati e spesso pesanti.

La stimolazione elettrica transcranica

Recentemente è stata messa a punto una terapia che invece utilizza correnti elettriche per modulare l’attività elettrica di strutture profonde del cervello. Non si tratta naturalmente di rispolverare l’elettroshock con i suoi effetti devastanti (avete visto “Qualcuno volò sul nido del cuculo”?) ma di applicare correnti di intensità precisa a precise aree del cervello. In questo modo il trattamento è circoscritto alla struttura cerebrale colpita dalla malattia e gli effetti secondari sono molto ridotti, se non eliminati.

Fino a oggi questa terapia, chiamata stimolazione transcranica profonda, viene effettuata introducendo degli elettrodi nel cervello in prossimità della zona da trattare: evidentemente la tecnica è pericolosamente invasiva Continue reading “Stimolazione cerebrale profonda: una nuova tecnica non invasiva per curare disturbi nervosi e psichici”

Quando la mente vaga

Sono stati individuati alcuni circuiti cerebrali che si attivano (o si disattivano) quando pensiamo in modo spontaneo, quando cioè la nostra mente vaga liberamente. Questi circuiti sono in funzione anche quando siamo impegnati a creare qualcosa, o quando sogniamo durante il sonno. Inoltre, sono alterati in chi soffre di certi disturbi come l’ansia, la depressione, il deficit di attenzione con iperattività e altri.

In futuro si spera di poter regolare l’attività di questi centri cerebrali attraverso onde elettromagnetiche per curare efficacemente e senza farmaci vari disturbi del comportamento e della psiche.

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foto by lausitzer-sterngucker.de

Siamo impegnati in un’attività e la nostra attenzione è tutta focalizzata su quello che stiamo facendo, quando ad un tratto ci scopriamo a pensare tutt’altro: la serata che ci aspetta, la vacanza che desideriamo, il libro che non vediamo l’ora di riprendere in mano… La mente sta vagando, sfuggita al compito a cui si stava dedicando.

Quando la mente vaga si crea nella nostra testa uno stato mentale distaccato dalla realtà del momento e intriso di sensazioni legate al contenuto dei nostri pensieri vagabondi: desiderio, convinzione, paura, nostalgia, meraviglia…

Questo stato è chiamato in inglese mind-wandering, appunto vagare con la mente.

Il mind-wandering è un esempio di pensiero spontaneo, insieme al sogno e all’attività creativa.

Il pensiero spontaneo è pensiero “libero”, cioè è caratterizzato da poche restrizioni che noi stessi possiamo imporgli per controllarlo: lo lasciamo Continue reading “Quando la mente vaga”